Festival Città Impresa di Vicenza: il Mater-Bi e il modello Novamont nelle parole di Catia Bastioli, AD di Novamont

Da venerdì 29 a domenica 31 marzo, si è tenuto il Festival Città Impresa: un evento che, dando luogo a dibattiti sulle maggiori questioni relative all’economia e alla società contemporanee, ha consentito ai diversi relatori di confrontarsi durante i numerosi incontri organizzati sul tema.

Svolgendosi annualmente a Bergamo, Piacenza e Vicenza, la manifestazione pone il focus sulle città-impresa e sugli sviluppi urbanistici e antropologici collegati alla trasformazione del territorio e della produzione industriale. Ed è proprio nella città veneta che si è tenuto questo appuntamento primaverile.

Tra i vari momenti riflessione, è stato di particolare interesse il convegno intitolato “La bioeconomia fa ripartire i territori”. Sabato 30 marzo, nella suggestiva cornice di Palazzo Chiericati a Vicenza, Catia Bastioli, AD di Novamont e autrice del libro “Bioeconomia per la rigenerazione dei territori”, Paolo Collini, rettore dell’Università degli Studi di Trento, Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, ed Elena Comelli del Corriere della Sera hanno infatti dialogato sul ruolo fondamentale giocato dalla bioeconomia per rigenerare quei territori impoveriti da una globalizzazione indifferente a qualsiasi costo umano e ambientale.

Ed è in questo contesto che si inserisce l’opera di Catia Bastioli, attraverso cui l’autrice ripercorre la storia e il futuro di Novamont, una delle eccellenze dell’industria italiana nel mondo, tratteggiando il profilo dell’economia sostenibile: un sistema capace, una volta applicato, di garantire la riduzione dei rifiuti e il contrasto all’inquinamento e alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Al termine della conferenza, l’AD di Novamont ha rilasciato un’intervista a Giovanni Lanzi, giovane inviato della testata online Giornalisti Nell’Erba. Lo scambio di battute si è concentrato sul Mater-Bi, sulla nascita, sulle proprietà e sull’impiego di questa bioplastica nota a livello internazionale, senza tuttavia tralasciare il motivo che ha spinto l’azienda piemontese ad investire su di essa e sulla sua tecnologia fortemente innovativa: “L’idea è stata quella di mettere insieme le competenze chimiche e gli scarti agro-industriali – afferma Bastioli – con la logica di inventare prodotti che riducessero l’impatto ambientale, perché anche allora, all’inizio di questa esperienza, era evidente che il pianeta si stesse riempiendo di sostanze inquinanti”.